Ithaca Sights – Olympia House, Itaca

Cosa vedere a Itaca

I principali luoghi da visitare a Itaca: la Grotta delle Ninfe, il Monastero di Kathara, la chiesa affrescata e i menhir di Anogi, i villaggi di Kioni e Stavros e il busto di Ulisse.

Ecco i principali luoghi da visitare a Itaca, dalle grotte omeriche e dalle antiche acropoli ai villaggi tradizionali, alle chiese bizantine e ai monasteri. La maggior parte si raggiunge in pochi minuti in auto da Vathy.

Villaggi, grotte e siti antichi di Itaca

Grotta di Loizos

Centro di culto della cultura protoellenica, nella baia di Polis (Stavros), dove si trova un’antica città sommersa. I reperti trovati durante gli scavi nella grotta di Loizos, poi crollata, dimostrano chiaramente che questo porto fu frequentato dal primo periodo miceneo fino all’epoca greca e romana.

Busto di Ulisse

Leggi la ‘Preghiera di Ulisse’ presso il busto di Ulisse, nel parco della piazza del villaggio di Stavros.

Anogi – Dormizione della Vergine

Gioiello del villaggio di Anogi, chiesa costruita nel XII secolo, con splendidi affreschi e un campanile in stile veneziano.

Anogi – I menhir

Nel villaggio di Anogi sono sparsi enormi massi chiamati ‘menhir’.

L’Araklis è il più importante e curioso di questi blocchi di pietra dalle forme strane. L’enorme monolite si trova appena sotto le case del villaggio, è alto 9 m e poggia su una roccia più larga del basamento.

Ha una forma affusolata, con le superfici erose sui lati est e ovest. Sulla roccia si notano solchi dovuti all’erosione, soprattutto nella parte nord, che salgono fino a terminare in una punta aguzza. La pietra è così regolare che a prima vista sembra un obelisco lavorato dall’uomo, e non una roccia naturale che ha preso questa forma curiosa per erosione.

Un altro masso notevole è il cosiddetto Kavellaris (perché sembra un cavaliere).

Kioni

Kioni è un tradizionale villaggio ionico con un porticciolo pittoresco, dove in estate ormeggiano decine di yacht; un tempo fu rifugio e base dei pirati. L’ingresso della baia è decorato da tre mulini a vento in rovina.

Casa di Karaiskakis

A Kioni, sul lato destro del porto, si conserva una piccola parte della casa in pietra dove visse, fino alla rivoluzione del 1821, l’eroe Georgios Karaiskakis.

Vathy

Vathy, capoluogo dell’isola: l’intero centro abitato è un monumento, perché conserva l’antica architettura ionica ed è stato dichiarato insediamento tradizionale nel 1982, con la sua splendida baia naturale che racchiude l’isolotto del Lazzaretto.

Grotta delle Ninfe

La grotta è chiamata anche ‘Marmarospilia’ e ha due ingressi, uno per gli dei e uno per i mortali, con splendide stalattiti. Secondo Omero, qui Ulisse nascose i doni del re dei Feaci Alcinoo.

Paleochora

Da Perachori un sentiero porta alla Paleochora medievale in rovina, dove si trovano chiese con splendidi affreschi bizantini.

Alalkomenes

In cima alla collina di Aetos si trova l’antica acropoli, che gli abitanti chiamano il palazzo di Ulisse. Potrebbe essere la città di Alalcomene e la ‘Repubblica degli Itacesi’ di Aristotele.

Pilikata

Vicino a Stavros, a Pilikata, si colloca la città di Ulisse secondo la descrizione di Omero: un punto che domina tre mari ed è circondato da tre monti. Qui si trova il Museo Archeologico di Stavros, che espone reperti del periodo miceneo e corinzio.

Cosa vedere a Itaca: chiese e monasteri

Monastero di Kathara

Il Sacro Monastero di Kathara, luogo di pellegrinaggio e punto di riferimento per gli Itacesi di tutto il mondo, sorge sulla punta sud-orientale del Nerito omerico, in un bel luogo a circa 600 m sul mare e a 15 km da Vathy. La vita del monastero inizia intorno al 1696.

Ma la storia dell’icona della Vergine è ancora più antica, come racconta padre Teodosio Dendrinos nella seconda edizione del suo libro ‘Il Monastero della Madonna di Kathara di Itaca’: il nome ‘Kathara’ deriva dalla parola ‘kathara’, che nel dialetto locale indica i rami e i piccoli arbusti che si tagliano e si bruciano per ripulire un terreno. Da allora la sacra icona della Natività della Vergine, ritrovata miracolosamente tra gli arbusti in fiamme, prese il nome di ‘Kathariotissa’.

La tradizione giunta fino a oggi racconta che alcuni pastori dell’Epiro, perseguitati da Turchi e Albanesi, lasciarono la loro terra e arrivarono a Itaca, dove si stabilirono sul monte Nerito, in località Mazos, di fronte all’attuale monastero. Tra i pochi beni che avevano portato, si accorsero che mancava l’icona della Natività della Vergine.

Una notte videro, nel punto in cui oggi sorge la chiesa del monastero, una luce abbagliante. Nonostante tutte le ricerche, in quel punto non trovarono nulla. Il fenomeno si ripeté per diverse notti, così pensarono di tagliare e bruciare gli arbusti e i rami per ripulire il luogo e vedere cosa accadeva. Quando il fuoco si spense, videro un’icona rimasta intatta: tutti riconobbero l’icona della Natività della Vergine che avevano portato dalla terraferma. In quel punto costruirono una piccola chiesa per custodirla.

Secondo un’altra versione, il nome deriverebbe dai seguaci dei Catari. L’archeologo e scrittore W. Gell, nel suo libro Geography and Antiquities of Ithaca, scrive che il luogo era dedicato al dio Apollo, mentre la scrittrice Rita Tsintili-Vlisma ipotizza che prima della chiesa ci fosse un tempio pagano, probabilmente della dea Atena, uno dei cui epiteti era proprio ‘Kathara’.

Poco oltre il monastero si trova il campanile, al cui piano terra c’è la cappella dei Santi Costantino ed Elena. Fu distrutto durante gli anni dell’occupazione e soprattutto dal terremoto del 1953, e poi ricostruito. La vista dal campanile è unica: la parte meridionale dell’isola, parte della costa orientale di Cefalonia, le isole Echinadi, la costa occidentale dell’Etolia-Acarnania e, con buona visibilità, le coste del Peloponneso e Zante.

L’icona della Vergine è attribuita all’evangelista Luca e rappresenta la Natività della Madre di Dio. All’inizio del 1993 si è stabilito nel monastero il monaco Teodosio Itacese (al secolo Elias Vlismas), proveniente dal monastero di Nea Skiti sul Monte Athos. La Kathariotissa è patrona e protettrice dell’isola e viene festeggiata ogni anno l’8 settembre.

Chiesa metropolitana della Presentazione della Vergine

La chiesa della Vergine a Linovrochia, come si dice, fu costruita nel 1800, al posto di un piccolo tempio ampliato per le esigenze dei fedeli. Possiede una splendida iconostasi in legno interamente intagliata, opera d’arte post-bizantina del 1793 realizzata da artigiani di Metsovo, e un’antica grande campana del 1820.

La chiesa di Anogi

La chiesa della Panagia ad Anogi, costruita a 500 m di altitudine, è uno dei templi più grandi e antichi dei Balcani. È una grande basilica, lunga 30 m e larga circa 10 m, costruita in parte circa 700 anni fa. L’interno è di grande interesse, perché le pareti sono interamente ricoperte di affreschi in stile bizantino; per questo dal 1959 è stata dichiarata monumento storico.

Le splendide immagini di Santi e Angeli mostrano l’incomparabile talento del pittore Antonio degli Agrafa, attivo alla metà del XVII secolo e proveniente dalla scuola degli Agrafa, che conservava la tradizione bizantina. Secondo un’iscrizione sulla pietra del tempio, completò gli affreschi nel 1680.

Il terremoto del 1953

La chiesa fu gravemente danneggiata dal devastante terremoto del 1953. Poco dopo fu restaurata grazie al generoso sostegno dell’armatore itacese Panos Gratsias, e gli affreschi furono conservati dal restauratore Anastasios Kouvelas. Il suo intervento ha restaurato tutta la superficie visibile delle pareti, che sui lati nord e sud della navata è organizzata in cinque fasce parallele.

Le cinque fasce bibliche

Nella prima fascia ci sono immagini puramente decorative.

La seconda fascia, partendo dalla parte alta della chiesa, mostra una serie di Santi a figura intera. Una parte di questa zona, sulla parete ovest di fronte all’ingresso principale, ricorda a prima vista i mosaici di San Vitale a Ravenna e gli affreschi delle Meteore. Tra i Santi Costantino ed Elena l’iconografo ha inserito una croce a doppia traversa, oggi nota come Croce di Lorena, emblema del generale de Gaulle durante la Seconda guerra mondiale.

Nella terza fascia sono raffigurati santi e sante entro medaglioni decorati, nella quarta scene della vita della Vergine e dei Martiri della Chiesa. Nella quinta e ultima fascia, tagliata a metà dal soffitto in metallo installato nel 1910, l’iconografo raffigura scene della vita di Cristo.

Nel complesso gli affreschi sono in stile continentale, influenzati dalla scuola cretese e forse dai celebri mosaici delle chiese bizantine di Ravenna.

L’antica cattedrale dell’isola

Gli affreschi della chiesa sono un’opera agiografica bizantina di grande magnificenza, che testimonia la cultura di Itaca cento anni dopo lo scontro tra la Croce e la Mezzaluna (battaglia di Lepanto, 1571), quando Anogi era il capoluogo di Itaca e la chiesa della Panagia era la cattedrale dell’isola.

La porta a dodici battenti, il matroneo e il campanile

Degni di nota per il visitatore sono l’iconostasi lignea a dodici porte dell’epoca, le anfore di terracotta inserite nelle pareti per l’acustica della chiesa, gli antichi monumenti in pietra e il matroneo a due piani, dal quale si assiste alla Divina Liturgia.

Infine, imponente e bello, in autentica pietra del Nerito, resiste al tempo il maestoso campanile veneziano, simbolo del villaggio e meta di pellegrinaggio per la festa della Dormizione, celebrata il 15 agosto.

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Domande frequenti

Quali sono i principali luoghi da visitare a Itaca?

La Grotta delle Ninfe, il Monastero di Kathara, la chiesa affrescata e i menhir di Anogi, i villaggi di Kioni e Stavros, il busto di Ulisse e il Museo Archeologico di Stavros.

Che cos’è la Grotta delle Ninfe?

Chiamata anche Marmarospilia, è una grotta con due ingressi e splendide stalattiti dove, secondo Omero, Ulisse nascose i doni del re Alcinoo.

Quando si festeggia il Monastero di Kathara?

La Kathariotissa, patrona dell’isola, si festeggia ogni anno l’8 settembre. Il monastero sorge a circa 600 m sul mare, a 15 km da Vathy.

C’è un museo a Itaca?

Sì, il Museo Archeologico di Stavros espone reperti del periodo miceneo e corinzio.

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